RTT 93 relazione di  LEONE DOC

Non c'è formatore che non parli di educazione; e di educazione si parla sempre e noi vogliamo entrare in questo mare da un'altra sponda, e ciò sicuramente vi potrà essere utile non solo come formatori di formatori, ma anche per la vostra vita quotidiana.

Cercherò di tirare fuori, come è solito mio, dei collegamenti, delle connessioni con l'agire quotidiano. Parleremo poi di questo paradigma del cambiamento (paradigma, parola che potrebbe risultare difficile, vuol dire modello, niente di più!). Ancora parleremo o meglio ci addentreremo in quello che è un aspetto che come medico ho sempre approfondito, è uno dei motivi per cui mi trovo ad essere medico: cercherò di entrare nella psicologia e quindi anche nelle leve pedagogiche, di un pensiero adulto. Vi negherò che esista un'identità specifica dell'adulto. In merito a questo introdurrò un concetto che è quello del "continuum esperienziale", altra parola che può sembrare astrusa, ma vedremo che cosa significa: è in pratica, o meglio, sono le nozioni con cui la pedagogia di oggi parla dell'adulto. Infine parleremo di questo formatore dei formatori secondo quello che l'Agesci vuole. Qualcuno avrà ricevuto in precedenza una lettera, gli verrà ridata. In questa lettera sento riecheggiare in maniera che mi fa rabbrividire la "parola di Dio", che abbiamo letto, per cui e, forse sicuramente, siamo sulla via del Signore. Io mi auguro che il Signore ci assista, ed assista me, soprattutto nel linguaggio che tristemente sto complicando sempre di più, e voi mi dovrete interrompere ogni qualvolta lo riterrete opportuno. Entriamo subito in argomento: L'educazione non è una idea vaga e non è neanche però la sostanza empirica. Noi se volessimo sperimentare l'educazione sarebbe difficile farne un'unità fenomenica, cioè un qualcosa di controllabile, misurabile e dosabile. Altresì è una sostanza materialmente visibile ed emotivamente percepibile, se io sono educato voi ve ne accorgete; altrettanto se sono maleducato. Potrebbe esserci un qualcosa che ne consenta una misurazione quantitativa? Che cosa ? Voi direte. Significa che dovrebbe essere verificabile; e questa è una parola che noi usiamo sempre "LA VERIFICA". La verifica è una di quelle operazioni che nei nostri eventi non manca mai, anzi che non deve mancare mai. Ma ciò che ci consente in effetti di misurare l'educazione è il cambiamento. L'educazione esprime un cambiamento, un cambiamento che noi assumeremo, come abbiamo detto, come modello fondamentale dell'evento formativo e quindi la chiameremo " unità fenomenica ". Andremo a verificare com'è possibile questo cambiamento in una persona che è un adulto e pertanto dovremo vedere chi è l'adulto. Molti di voi ricorderanno quella stupenda frase che Luciano Tavazza portato a Reggio Calabria da Gianni Pensabene, prese a prestito da Erickson per definire appunto l'adulto: " L'adulto è colui che ha cura di sé, degli altri e dell'ambiente! ", ricordate ? Dopo andremo a verificare quali sono i fenomeni psichici che normalmente caratterizzano l'incontro tra due adulti. Un formatore di formatori ha a che fare con adulti, non ha a che fare con bambini o giovani. perciò cercheremo quali chiavi possa muovere, e già ieri Nunziella ve ne ha parlato! L'educazione è una rappresentazione delle modificazioni modali che coinvolgono singoli individui o aggregati umani e sta ad indicare un processo di mutamento; l'educazione in quanto rappresentazione mentale, immagine, metafora, analogia e non sostanza empirica, esprime simbolicamente qualcos'altro. Che cosa ?

Il cambiamento!

Il cambiamento invece è una sostanza materialmente visibile come abbiamo detto prima, emotivamente percepibile e quantitativamente misurabile, perciò per verificare l'educazione dal punto di vista esperienziale che è la cosa che a noi ci interessa,occorre verificare il cambiamento. Si tratta di individuare una nozione forte che sia in grado di evocare immediatamente o analogicamente una qualche rappresentazione educativa sia a livello di linguaggio comune che scientifico, quindi che abbia l' intrinsecità della cosa, che sia riconducibile al procedimento di azione, di trasformazione scelta e dedizione che abbia pertanto una sua pragmaticità: praticamente io riesco a ricondurre il cambiamento al procedimento di azione che ci consente il suo ritrovamento semantico nelle diverse lingue storico-modulari, quindi che abbia una sua ragione di universalità, che nella parola stessa abbia un significato che ci permetta di verificare fenomenologicamente la presenza o l'assenza, sia adottando criteri di rivelazione sperimentale che clinico quantitativo, cioè che sia verificabile. E possa altresì avviare a dei procedimenti di natura operativa intenzionalmente progettati e parimenti verificabili, cioè constatare la sua evincibilità. Come vedete queste parole che sembrano complicatissime sono in realtà i criteri che si usano nella sperimentazione, vuoi che sia la sperimentazione di un farmaco, vuoi che sia la sperimentazione dell'unità fenomenica del cambiamento. Questa è una prassi sperimentale e quindi noi vorremmo trovare una struttura interna verificabile e che costituisca una struttura empirica e concettuale alla base del processo educativo. Studieremo quindi le fenomelogie provocate e accidentali del cambiamento e questo è la pedagogia nell'ambito del discorso teoretico ed empirico, cioè quando si fa la filosofia e si mette anche in pratica privilegiata, declinabile, cioè si può modificare rispetto alle varie forme che il cambiamento nell'intercambio che avviene sempre e comunque tra l'individuo e la natura che è il cambiamento biologico, io nasco bambino e muoio vecchio, però ho questa modificazione nell'arco della vita. Avviene tra l'individuo e la società: il cambiamento sociologico - sono un bimbo asociale e intraprendo la mia socializzazione primaria e dopo quella secondaria; all'età di 17 - 18 anni comincio a scoprire la dimensione dell'altro, scopro infine da capo scout la dimensione di servizio per cui decido di cercare una mia felicità per rendere felici gli altri. Inoltre l'individuo e la cultura, un cambiamento cognitivo: sono analfabeta farò si e no le righe, dei ghirigori, poi alla fine saprò leggere e scrivere. Tra l'individuo e se stesso si verifica un cambiamento psichico : l'individuo matura, l'individuo cambia, si modifica nel tempo. Il cambiamento si qualifica così come un processo relazionale, dilazionato ora dal soggetto-agente ora da chi interagisce con lui. E questo è una cosa importante perché il cambiamento può avvenire solo in questo modo, se c'è la voglia di cambiare e se c'è qualcuno che mi cambia: il genitore, il parroco, il catechista che mi aiutano a cambiare nelle comunicazioni della fede.

Quattro costanti connotano l'esperienza educativa e queste sono delle cose tra virgolette "banali".

* 1* La spontaneità apprenditiva inconsapevole: io ho bisogno di imparare.

* 2 * I convenzionamenti relazionali cioè tutto quello che entra in relazione con la relazionalità che c'è nella mia persona.

* 3 * Il riferimento dei contesti culturali funzionali alla crescita. Se io nasco invece che in Morano a Mostar la mia preoccupazione sarà un pò diversa, sarà quella di evitare la bomba, sarà quella di cercare il pane, di cercare l'acqua.

* 4 *Infine un'unità di senso che l'esperienza stessa palesa. Questo lo afferma un famoso pedagogo Bertolini.

L'educazione inoltre rende possibile l'incontro tra le dimensioni studiate come a se stante ci sono dei piani interconnessi, e specificatamente:

* a * l' intersoggettività che è fondata appunto sugli scambi e le relazioni tra le persone ,

* b * le proiezioni verso il divenire, l'anticipazione del futuro . Ieri Nunziella ve ne parlava: la funzione di incertezza che comporta questa anticipazione del futuro è la funzione che sta alla base del progettare,

* c * la funzionalità. L'educazione, rende possibile l'incontro tra le componenti vitali,

* d * la dimensione inconscia che è caratterizzata da funzioni libidiche, aggressive, riparatorie, ansiogene, seduttive, tranferiali. Parlando in termini banali all'interno del campo si crea sempre un riconoscimento nel capo campo ( eroe ) si creano altresì dei meccanismi di odio - amore nei confronti del capo campo; e spesso c'è anche come una forma di innamoramento nei riguardi del capo campo sopratutto nell'età medio bassa, riferita non solo alle donne ma anche agli uomini e queste cose un capo campo le deve tenere presente, perché una di questa dimensione inconscia sarà uno dei meccanismi eccellenti su cui poi puntare e fare leva per quanto riguarda l'emotività,

* e * la progettualità vera e propria. L'educazione è la ricerca di un fine e per raggiungere il quale si assegnano delle norme procedurali e si deve ricorrere a delle decisioni e valutazioni; quindi interviene questo adulto che è in grado di decidere e valutare, faccio questo, non faccio questo. Ridisegno il progetto di campo sul bisogno dei formandi, io non vengo con un progetto di campo e te lo passo in pacchetto. Io immagino quando parlo di pacchetto, un grosso dado cubico di ferro che tu devi far entrare per forza nell'esofago, non è possibile questo.

* f * Ed infine la dimensione pragmatica perché si fonda su azioni e si concretizza. Il nostro campo è un campo pratico e la nostra "cultura scout" dice che si impara facendo , e così facendo è il fare che ci consente di imparare.

Noi però ,come abbiamo detto ,vogliamo qui superare la nostra nozione di identità adulta, vista proprio l'estrema complessità di identità, qui mi dovete consentire , debbo addentrarmi, poco poco, in un argomento che può sembrare fastidioso. Il sé adulto come teatro di continuità e di discontinuità esperienziale, per cui devo fare un richiamo, mi perdonino i fisici, devo parlarvi della teoria dei sistemi perché è indispensabile per consentirvi di comprendere i contributi ultimi, dati appunto da questa teoria di sistemi alle scienze psicopedagogiche. Il "sùstema", e qui faccio appello alle mie nozioni di greco, è una costruzione ingegnosamente escogitata, quindi è una costruzione di un insieme, è una totalità, che però non è riducibile ad una somma di parti costituenti e prevede appunto dei progetti di cambiamento, possono essere: isolati, chiusi, aperti. Necessita, per ingenerare un cambiamento di un insieme di sistemi, soprattutto di quelli viventi, una consona perturbazione, che faccia tesoro dell'informazione. E' necessario vedere gli elementi nella loro irriducibile complessità. Le vie della complessità sono tante. L'irriducibilità del caso e del disordine, il singolare che è l'opposto del generale. La complicazione è inevitabile per le molteplici interazioni. Così il principio dell' " order from noise " ( dal disordine nasce un nuovo ordine); il principio ologrammatico " ( la parte è nel tutto ); e il " principio dell'organizzazione ricorsiva " ( le cause sono legate agli effetti ). Ma un contributo profondo al tema della complessità lo ha dato un famoso psicologo Piaget che ha parlato di una chiusura organizzativa, che è il dominio cognitivo del sistema stesso. Se lo scopo principale del sistema era l'adattamento all'ambiente esterno, è primario lo studio dei processi di mantenimento della sua autonomia che si chiama autopoiesi, parola difficilissima, dove auto significa che è da solo, poiesi = fare. Lo capiamo immediatamente, questa cosa non è difficilssima. Abbiamo un computer, io gli do un input, il computer fa una trasformazioni e mi dà un output; cioè io gli do un comando e ne esce una reazione: per esempio "scrivo dir." chiedo la directory quindi " invio", il computer elabora e sul video appare la " directory". Questo è un procedimento stupidissimo, è di una stupidità incredibile, perché io gli do quel comando e mi risponde a quel comando, non è che se gli chiedo la "dir" non esegue "chkdsk" o altro comando non dato . Invece nel nostro cervello ad un input non sempre c'è la trasformazione di ... che quell'input vuole, perché interviene quello che noi chiamiamo "chiusura operazionale" cioè c'è una elaborazione di sistema in una situazione di completo autoriferimento. Le cose che vi sto dicendo adesso non è che inducono a quello che io voglio, ognuno di voi si chiude la sua mente, prende ciò che io comunico e ne fa l'uso che vuole, ne fa una elaborazione propria, originale, personale, unica, irripetibilmente unica, che non sarà mai uguale a quella dell'altro, perchè concorre a questa elaborazione il tesoro della vostra cultura, del vostro sapere, delle vostre esperienze, della vostra vita, del proprio cammino più o meno accidentato. Così accadrà al campo. Ogni cosa che verrà detta non sarà una causa - effetto: ci sarà una causa e ci sarà una chiusura operazionale. In una situazione di completo autoriferimento. Allora tutto quello che noi passiamo sono appunto questi input, tra i quali saranno presenti quelli dati dall'ambiente. Terminologicamente viene usata una parola bella, si chiamano perturbazioni. Sono delle perturbazioni che innescano, ma non determinano delle trasformazioni. Il cambiamento sarà invece dovuto alla creazione ed ecco che qui sono entrato nel discorso, tutto questo era la premessa di una compatibilità tra la struttura dell'ambiente e la struttura di sistema, cioè io cambierò nell'attimo in cui la struttura dell'ambiente, RTT, mi manda dei messaggi ed interagirà con la struttura del mio sistema dopo aver fatto quella chiusura operazionale che è propria di una mente. Quindi la dinamica del cambiamento si delinea come una perturbazione che ha la possibilità e non la certezza, di creare in una mente a partire dalla intrinseca struttura del soggetto dell'evento educativo, qualora a questa fenomenologia ci si riferisce. Per cui è una perturbazione in grado di interagire con un cambiamento per esempio superficiale, e così si avrà in quella forma di plasticità dell'individuo, mi adatto per il momento, faccio il bans, non lo condivido, non lo vivo, ma mi adeguo e mi adatto in qualche modo, non sarò partecipante completamente al bans, mi adeguo in maniera plastica senza modificare me stesso. Quando sono entrato nell'associazione, da adulto, una delle cose che mi sembrava assurda era quella dei pantaloni corti ! E' una cosa che ho dismesso quando fui accompagnato da mio padre alla 4° ginnasio dell'ex Liceo Regio Umberto 1 a Roma: indossavo una polo, un paio di pantaloncini corti e una giacchetta, trovai il Preside sulla porta, il quale mi cacciò dalla scuola, con mia somma gioia, e con il dolore di mio padre, in quanto potevo entrare in scuola solo con giacca, cravatta, camicia e pantaloni lunghi e il preside sulla porta che verificava. Ce n'era anche per le ragazze che dovevano entrare con un grembiule nero lungo quattro dita sotto le ginocchia. Pertanto questa figura dei pantaloni corti è rimasta nella mia mente di adolescente come non buona, oltre che infantile, ne risultò un rifiuto completo e totale. Quando sono entrato in associazione con tutta la passione e l'entusiasmo che caratterizza le mie cose nell'intraprendere il nuovo, per i pantaloncini invece c'era un rifiuto totale e completo, non volevo neanche provare. Ho avuto modo di sperimentare non i pantaloni corti ma la testimonianza che ne hanno dato alcuni! Li indosso ora non perché mi hanno parlato dei pantaloni corti, ma perché sono diventati l'estrinsecazione di uno stile, concretizzazione di valori e di come viverli. Vedete come il cambiamento agisce: Io ho modificato la mia struttura interna, allora ho ingenerato una modificazione e ho verificato. Occorre conoscere come formatore che non sempre le nostre perturbazioni saranno in grado di provocare cambiamenti, dobbiamo altresì essere capaci di saper recepire se quella perturbazione deve dare un cambiamento reale o deve fare un cambiamento di tipo plastico, lo chiameremo superficiale. Al campo scuola se noi chiediamo che gli allievi si mettano in discussione allora occorre che la perturbazione sia forte. Perché chiediamo questo mettersi in discussione? Perchè usando una spazialità e una temporaneità particolare noi vogliamo creare l'occasione e le creiamo in risposta di quello che l'allievo chiede. Noi in effetti contribuiamo a fare un'operazione di ricreazione, e questa è l'anticipazione del "continuum esperienziale". Abbiamo quindi delle oscillazioni ampie e un riordinamento del sistema con la ricerca di un punto di equilibrio, quello che dicevo io prima, io faccio un buon cambiamento, perciò occorre determinare una ristrutturazione complessiva del soggetto che é sempre per via di quella teoria degli insiemi, l'aggregato di parti, in interazione che si influenzano reciprocamente; perciò l'identità adulta più plastica, é un sistema potenzialmente aperto ad un cambiamento, ma ha anche una struttura a più facce, o plurime, il cui manifestarsi é possibile perché esse erano già dimensioni costitutive del sistema. Voi ricordate l'immagine di Giano bifronte e quadrifronte; ricordo un film stupendo: un attore che tramite le marionette presentava una faccia di sé. E se ci scomponiamo ognuno di noi è la costruzione di tanti piccoli segni, di tanti piccoli atteggiamenti e comportamenti che vengono dall' educatore, dal genitore, dal nonno, da quelle figure che poi hanno costituito il nostro super io. Per parlare in termini psicoanalitici: di quella figura cui ci prefiguriamo di assomigliare quando redigiamo il nostro progetto di capo: vediamo il capo ideale in Gesù Cristo al quale sicuramente ci rendiamo conto di non assomigliare, però al quale cerchiamo ed abbiamo la tensione di assomigliare. Così l' età adulta ci appare un' area psicologica destituita da una vera e propria identità. Voi vedete, infatti, come all' età adulta vengono date delle attribuzioni svariate e diverse: l' età della ragione, l' età dell' equilibrio, l' età matura perchè si configura nella sua veste di agglomerato non unica, ma molteplice perchè dispone di mille voci, perchè questi sono i fattori costituenti la psicologia dell' individuo in quanto tale. Per tanto le manifestazioni psichiche relazionali di un soggetto che il calendario della vita copre dai 30 ai 60 anni sono solo convenzionalmente definite adulte; fenomenologicamente in realtà gli appartengono già prima e gli apparterranno anche dopo, perchè io non smetto di essere il bambino che ero quando giocavo con dei fili di erba a prendere le lucertole oppure con un pezzo di legno e con una mazza. Io sono sempre quello, sarò sicuramente il vecchio di domani. Manifestazioni strutturali che appunto noi definiamo ''continuum vitale'' derivanti sia da origini filogenetiche, che da origini ontogenetiche prodotte dalla mia vicenda biologica per metà data dai miei cromosomi e per metà prodotte da quella culturale dell'ambiente che mi ha formato. Questi sono i motivi: cioè altro non è che, quello che mi apparteneva prima mi appartiene oggi e mi apparterrà domani. Il gioco è qualcosa che mi appartiene, che continuerà ad appartenermi, non so chi ieri o stamattina mi diceva, il gioco potrebbe entrare ovunque. Sarà il modo come il bambino lavorerà domani ed è stato più volte dimostrato a più strati. Il gioco, come vedremo, interverrà ancora. Il costituirsi del sé è il prodotto di un costante processo di mutamento e di ristrutturazione in parti costituenti. Il sé si nutre dall' esterno per differenziarsi da esso perchè è attraverso questa ingestione digestione che si accorge di avere bisogno del mondo esterno per trovare la propria collocazione. Il sé è l'unico depositario dei propri segreti, ognuno di noi ha nel suo io, personalissimi segreti che mantiene in quel sé e che se vuole apre, vi ricordate la finestra di Johari di cui parlava Sandro Marchiori? Lo stesso accade sia per il ragazzo che per l'adulto che vediamo al campo. Il sé è la meta-dimensione, cioè la dimensione delle dimensioni che vediamo che tiene in sé tutte le altre. L'età adulta è teatro di tali e tante multiformità, di tragitti personali portati a termine, interrotti, di percorsi intrapresi con altri sedicenti adulti, con non adulti o ex adulti fra loro intersecati fino a formare grovigli che pare più scientifico non districare affatto; una matassa. L'educatore deve essere però capace di prendere in mano alcuni fili di questa matassa e deve sapere dove andare a mettere le mani. Su un aspetto l'adulto ama esibirsi condizionato da dettami sociali e convenzionali: per un senso di superiorità morale, fisica, pedagogica, relazionale, di autorevolezza che cerca di trasmettere nel gioco quotidiano con i suoi simili e nel rapporto con il giovane o il vecchio. Ma nelle manifestazioni più segrete, che lo comprometterebbero agli occhi di un adulto, e soprattutto dei non adulti nella dimensione profonda del sé, questi sedicenti adulti si rivelano con quei tratti che l' adulto di giorno attribuisce all' infante, al giovane ribelle al vecchio senza speranza. Il Re è nudo! Ognuno di noi è quello che è senza nascondersi dietro un dito. L' età adulta è pertanto una rappresentazione simbolica socialmente utile e necessaria, la cui identità profonda resta teatro di incursioni ed escursioni operate da altri motivi psichici che forse è più opportuno per la sanità dell' io lasciare in disordine. E proprio questo è il "continuum", queste irresoluzioni, questa indefinizione, questa indeterminazione che, badate bene, non è insicurezza. E questa è una cosa che mi preme rilevare, perchè uno degli elementi caratterizzanti negativi del bambino è l'insicurezza, perchè ha bisogno di quella coperta di LINUS per essere garantito. Ecco io non ho incominciato se non avevo accanto a me la mia coperta cioè una persona che mi dava serenità in questo caso Adele. Sono delle cose che accadono sempre: ogni formatore dei formatori deve essere anche in grado di leggere la propria coperta di LINUS e deve essere capace non di negare la propria insicurezza ma di superarla positivamente. Anzi la risoluzione di questi motivi psichici, incursioni escursioni che è meglio lasciare in disordine, non è opportuno quando corrisponde all' accettazione del fatto e che essi costituiscono dei continuum esperienziali modulati con stili diversi nel corso della vita, pur sempre motivi conduttori di essa nel cui intreccio in fondo costruisce i cosiddetti tipi adulti. La nozione di continuum, in sociologia e psicologia, stà ad indicare una componente del mondo psichico o relazionale dell' individuo che non si estingue pur trasformandosi nel corso della vita. Si tratta di costrutti frutto della mediazione tra interferenze sociali che ne sollecitano l'esercizio fin dai primi anni di vita e propensioni della psiche. Cioè la struttura interiore aderisce alle sollecitazioni esterne in modo positivo, perchè l'espressione dei costrutti è utile e benefica per l'economia complessiva del funzionamento del sé. Ovviamente il sé esibisce all'esterno in modo conscio o inconscio e vi sosta in modo più o meno prolungato un continuum per volta, pur intrattenendo con l'altro un rapporto controllato dal regolatore che è l'Io. All'educatore serve conoscere quali molle toccare per organizzare le opportunità formative. Dobbiamo precisare che non è possibile una formazione ex novo e che ciascuno è autore dei propri continuum, mentre è possibile una rigenerazione dei continuum. Il mancato sviluppo della ricreazione ingenera uno psichismo adulto superficiale. L'apicalità pedagogica, per il formatore corrisponde al momento in cui quello specifico continuum viene raccolto e tecnicamente trattato. Si crea una situazione di piccolo laboratorio di formazione focalizzata su che cosa e come quell'adulto o gruppo di adulti, è chiamato a esplorare dentro di sé o a esibire allo scopo di trarne qualche vantaggio per la propria ri-significazione. E questo processo di disorganizzazione e riorganizzazione del dato esperienziale, di cui il continuum è portatore, induce il cambiamento. Questo esagramma alla mia sinistra è il codice di lettura della sintassi metabletica, parola che viene dal greco " metabolé " che significa cambiare, trasformare variare. Alcuni elementi inducono cambiamento e spostamento; per esempio vedete che c'è una temporalità, una novità, la spazialità, la direzionalità, la reversibilità e l'emozionalità.

La temporalità perché il processo metabletico si attua nel tempo: si cambia in certe circostanze e in certi periodi al campo scuola, a noi interessa questo.

La novità è l'irruzione causale e accidentale di qualche evento, nel campo scuola c'è generalmente sempre uno spiazzamento. Sapete qual'è lo spiazzamento che VITTORIO GHETTI fa al suo campo? Ve ne parlo così per farverlo capire. Gli assistenti ecclesiastici, con la loro realtà, propria personale arrivano a Colico con la loro valigetta e le loro cosette; li invitano a lasciare a riva le loro cose e poi a salire su una zattera che si inoltra nell'acqua del lago. A un certo punto qualcuno va a prendere le cose lasciate la dagli assistenti ecclesiastici e questi vengono privati dai loro punti di riferimento: la carta di credito, la patente tutto quello che c'è dentro la valigia. Ma intanto la barca dondolandosi arriva in mezzo al lago, dopo un certo periodo di silenzio all'imbrunire si Vittorio si alza in mezzo alla barca e li chiama per nome. Così la novità è uno degli elementi importanti che induce cambiamento.

La spazialità: il cambiamento educativo è un desiderio, dato prima sconosciuto, che trova una sua materializzazione visibile in certe aree psichiche piuttosto che in altre; è importante che il campo scuola si faccia in una determinata realtà perché io con quell' evento voglio far passare questa realtà.

La direzionalità il cambiamento si attua per uno scopo e l'educazione si giustifica mediante esso.

La reversibilità il cambiamento si aggiunge e si toglie. Non è detto che il cambiamento debba necessariamente aggiungere qualcosa alla persona, può aggiungere o togliere, perché io posso cambiare sia in più che in meno. Si cambia perché si abbandona la precedente forma cognitiva, affettiva, comportamentale, modifico uno aspetto negativo, ne possiamo avere tanti. Il cambiamento è portatore fondamentale di un dislivello tra uno scarto, tra un prima e un dopo, tra un fine ed un inizio, tra una perdita ed una conquista, tra l'abbandono e l'incontro.

Perciò l'emozionalità è visibile, qui ed ora, nel corso del tempo attraverso i meccanismi del ricordo e della nostalgia di un esperienza di cambiamento. Questo è la componente psicodinamica, che ieri Nunziella ci ha elaborato in maniera brillante, stupenda, biblica, meravigliosa. Questo è un aspetto che ha caratterizzato ad esempio i campi di Nunziella. Da una indagine personale fatta ho verificato che nei campi con vissuto emozionale forte sono venuti fuori capi la cui permanenza in associazione è buona, migliore di altri campi. Le cose che vi ha detto Nunziella forse sono le chiavi che dovete tenere, perché voi sappiate che sono importanti, perchè quei formatori che vi vengono affidati grazie a voi non abbandonino l'associazione e continuino il loro servizio. Ed era quella del ricordo, di mantenere i contatti anche dopo. Vedete come l'emozionalità come dicevo interviene nel cambiamento attraverso i meccanismi del ricordo e della nostalgia. Ieri sera Aldo vi faceva notare che sarebbe opportuno creare un'idea di questo incontro, creare un riverbero, anche magari inventando una serie di disegni. Ma ogni impostazione di idee, se ritrova la memoria e il ricordo, si mantiene e dura di più.

Parliamo infine quali molle il formatore muove perchè il continum venga raccolto e tecnicamente trattato.

Ci riferiamo all'eptagramma allegato.

Il primo continuum è il riconoscimento di sé: è la pratica dello specchio (lo trovate li in alto a sinistra), nell'età adulta è cruciale il fatto di potersi identificare rispetto a luoghi, persone, compiti, capacità. L'individuo si percepisce positivamente, se attraverso l'esperienza del lavoro, dell'amore ha modo di conoscere se stesso e di essere riconosciuto dagli altri rispetto al luogo fisico occupato, al suo spazio di vita entro al quale scrive quotidianamente i suoi itinerari, fissa il proprio habitat, ambisce a mutarlo o a rinnovarlo. Ricordate? Abbiamo parlato di una forma transferiale, io mi riconosco, io mi identifico nel capo campo, questo vale soprattutto nella fascia della Rosea della Route d'orientamento. Il capo è eroe ed è eroe il capo campo, per i suoi ragazzi è l'eroe che sta ad indicare il super-io al quale loro tendono di rapportarsi, quindi ancora più sentiamoci come formatori di giovani carichi di una responsabilità, di non dare scandalo e di essere pietra di inciampo positiva, come scriveva Valentino. E' questa una pratica che consente di guardarci allo specchio. E allo specchio che cosa facciamo? Mi miglioro, mi metto il berretto, mi faccio la barba, sono più presentabile e questa pratica dello specchio prescinde dai contenuti pedagogici dettati dentro di sé o dall'esterno e l'adultità per arricchirsi non può fare a meno di transitare davanti ad un occasione, uno specchio che sia in grado di incoraggiarlo a proseguire ciò che ha intrapreso, o a scoraggiarlo affinché altre strade vengano ricercate.

Segue la lucidità o la pratica della leggerezza: lungi dal sospendersi in età adulta, l'esperienza del gioco che continua ad assumere un significato fondamentale per lo psichismo cosiddetto maturo deve continuare. Il gioco è molteplici cose e lo ritroviamo nell'amore, nel lavoro e nel tempo libero ed è importante perchè con quello io creo e ricreo le regole attingendo al suo valore liberatorio, per cui io sono in grado di liberarmi nell'attimo in cui creo e ricreo le regole. Quindi è intima gratificazione e voglia di libertà. Di questo deve tenere conto chi si occupa di formazione della formazione di una persona. Una piccola digressione che ritengo possa esservi utile: il bambino cresce e fino a 3 anni interiorizza l'amore materno, perciò per quell'amore il bambino si accorge che un altro ha cura di lui e gli vuole bene sperimentando l'amore materno . Da quell'età in poi continuando a sperimentare l'amore materno, intraprende a sperimentare l'amore paterno che permette di incontrarsi con le regole. Ed ecco che poi incomincia a nascere l'adulto che piano piano accetta le regole, grazie anche allo svilupparsi del proprio spirito critico. Il gioco è quell'elemento che consente ad un adulto di diventare realmente tale, perché riesce a rigiocare di volta in volta e a riazzerare le regole e a ripartire di nuovo. Con una funzione squisitamente liberatoria giocando si impara ad affrontare la vita quotidiana alternando la seriosità alla distrazione, all'incanto rigeneratore da attore e da spettatore.

Il terzo è l'ad-ventura. Quando il gioco travalica la sua dimensione poco poco di più e / o c'è una tensione maggiore, diventa avventura. Evviva gli E/G per i quali l'avventura è l'elemento fondamentale della branca. Questa avventura è l'emblema della sfida che l'individuo intrattiene con se stesso ( sfido la possibilità della propria mente o del proprio corpo ), con altri ( sfido il nemico, l'avversario, sfido le leggi degli uomini, ), con la natura ( sfido il mare alla ricerca di terre sconosciute, sfido il cielo, la foresta ). La pratica della sfida esige apprendimento. Il gioco evoca uno stato di quiete leggera, l'avventura è per definizione uno stato di turbolenza; quando il giocare diventa rischio interviene l'avventura. E se il gioco è distensione, l'avventura è tensione. E così come è possibile apprendere la leggerezza ludica, così anche la pesantezza esaltante dell'avventurarsi in qualche luogo del mondo o della psiche può essere imparata, proprio per consentire al Sé di arricchirsi e di rispecchiarsi nello specchio che nel corso della propria vita l'adulto cerca di comporre.

Passiamo immediatamente alla magistralità che poi è la pratica della riproduttività continuum elettivo dell'età adulta. E' una sorta di bisogno di comunicazione condizionante e di ammaestramento che accompagna i passi di chi è in crescita; quale adulto voi non avete visto dare lezioni, dire: fa cosi che è bene? La magistralità testimonia la presenza di un altra dimensione della psiche, di tipo squisitamente relazionale, oggetto di possibili interventi, consistente nel migliorare quella che è una propensione dell'adultità, ma anche una sua condizione sociale. Il mondo adulto si regge sull'esperienza decisionale ed è orientato e sperimentato nelle grandi come nelle piccole occasioni che qualificano in senso sociale e storico l'adultità.

La decisionalità è un continuum perchè è un test di crescita tanto nell'infanzia, quanto nell'adolescenza e nella vecchiaia. E la manifestazione di un rito di passaggio e ci si sente adulti quando si incomincia a decidere, per lo Stato italiano a 18 anni si va a votare, quindi uno è in grado di decidere da sé. E' l'età in cui si risponde di quello che si fa'. Per questo la pratica della scelta - del poter iniziare o continuare a riflettere sulle alternative positive- è un ulteriore apicalità pedagogica da considerare oggetto di pratiche educative e non solo per l'età adulta.

Infine la reciprocazione che è la pratica dello scambio. La socialità si fonda sull'assunzione di comportamenti solidaristici che consentono agli individui di reagire conflittualmente, o pacificamente, alle interferenze altrui e di affrontare rapporti altrettanto ambivalenti con la natura. I gruppi, la comunità sono la sede in cui l'adultità si mette alla prova e si sviluppa anche. L'apicalità è qui rappresentata dal meccanismo dello scambio che si rende pratica educativa, perchè è il risultato di un apprendimento e di una acculturazione progressiva. La formazione degli adulti in pratiche relazionali, in lavori di gruppi, l'assunzione di comportamenti adeguati di leadership, la risoluzione dei problemi a livelli di gestione sociale trova in questa apicalità motivo di approfondimento. Si insegnano queste cose. Il gruppo e la comunità sono forme collettive di identificazione territoriali, di mantenimento delle proprie radici. Il vecchio non è vecchio per l'età, il vecchio è vecchio quando non ha più ideali ai quali rapportarsi, quando non ha più quegli ideali di cui parlava ieri Don Michele. Quando il mio ideale Cristo è sopito, nascosto, non esisté più ! In quel momento io sono vecchio. Ma quando il mio ideale è vivo, è dentro di me questo è la fonte del mio entusiasmo, quello che conta. La mia giovinezza sarà allora esplosiva. Ecco l'ultimo continuum la proiettività o la pratica del futuro. Il progetto è quello che permette all'adulto di mantenersi tale a lungo e testimonia la disponibilità al cambiamento e questa ne è l'apicalità pedagogica.

Rigenerare i continuum o fornire loro più spazio ingenererà cambiamento nell' adulto. Queste cose di cui abbiamo parlato noi scout le utilizziamo sempre con il nostro metodo, che è quella globale attenzione all'uomo: l'autoeducazione, l'esperienza, l'interdipendenza tra pensiero ed azione, la vita di gruppo e la dimensione comunitaria, la coeducazione, la vita all'aperto, il gioco e il servizio. Questo metodo, che tutti ci invidiano, ha la sua continuità e la sua globalità proprio perchè ripone l'attenzione massima alla persona. Dobbiamo riscoprirlo e possederlo anche cercandolo sotto altra ottica, ad esempio quella pedagogica. Chi possiede il metodo poi può "inventare", tradurre con una metodologia nuova, adeguata tutto, sempre nel rispetto di quelle specifiche delle tre branche che passiamo appunto nei CFM. Il gioco è parte del metodo della branca L/C E/G ed RYS. Il servizio parte dalla branca L/C quel tiro birbone della buona Azione diventa il servizio del rover o della scolta. Occorre stimolare in noi l'innovazione pedagogica e metodologica con criteri di sperimentalità e di fedeltà al metodo e all'associazione. Vi prego siate fedeli perchè, lo scautismo è forte in quelle regioni che hanno difeso e conservato la fedeltà reale al metodo.

Lavorare in equipe, animare gli adulti, stimolare l'applicazione del metodo nella realtà locale attivando l'intenzionalità educativa, stimolare e curare la formazione metodologica anche coltivando la propria competenza e non trascurando di approfondire aree e settori prima misconosciuti è il nostro compito.

Quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: "Signore dammi la forza di cambiare il mondo". Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato una sola anima cambiai la mia preghiera in: "Signore dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me, solo la mia famiglia, gli amici è sarò con te". Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati comincio a capire quanto sono stato sciocco la mia sola preghiera è ora: "Signore dammi la grazia di cambiare me stesso se avessi pregato per questo sin dall'inizio non avrei sprecato la mia vita". Tutti tentano di cambiare l'umanità ma quasi nessuno pensa mai a cambiare se stesso.

Sintesi dei questionari: Per il 40 % di voi il nostro incontro è un momento di formazione, un momento di confronto e un momento di crescita. Così è per noi della formazione capi. Speriamo di essere riusciti a rispondere a questa esigenza. Qualcosa di forse più personale è farne un elemento e generalizzare da un particolare al generale è sempre un pochino più difficile. Ritornano però con una grossa frequenza alcuni temi quali quelli della testimonianza, della credibilità, dell'esperienza, dello scambio, ancora della crescita e soprattutto quello di un approfondimento ad essere formatori quindi un approfondimento nel ruolo, proprio nella intima essenza di riscoprire fino in fondo l'essere formatore e ancora chiarimenti stimoli e qualificazioni, confronto e soprattutto ci interessa rilevare proprio questo stimolo a ricercare una dimensione regionale nuova nella formazione capi regionale. Elemento che ci inorgoglisce. Quale ritorno dai campi? Cominciamo a verificare delle cose che ritorna qualcosa di stratificato positivo: quali per es. ruoli ben definiti, tecniche di animazioni, tecniche di comunicazione, spirito di servizio e di unità questa è una caratteristica che ritorna spesso. Una preparazione efficace, e sapere lavorare in situazioni difficili, il ritmo, la tensione, lo staff affiatato è una delle costanti segnalate, l'impegno del territorio l'esperienza di condivisione con gli ultimi, il gioco, la capacità di animazione ed infine il dialogo che è l'elemento più importante. Al punto ? la cosa nel mio campo non manca, va dall'animazione a sorriso, allegria, il gioco, il coinvolgimento la catechesi, l'organizzazione, il clima di famiglia, ? la progettualità, l'itinerario didattico, i collegamenti scout con i problemi sociali in crescendo, ancora lo stile è una cosa che appare con molta frequenza il dialogo la spontaneità, la serenità e la disponibilità e questa ripeto è una di quelle cose che ci fa' proprio piacere. Infine l'approfondimento del metodo è l'uso della consapevolezza dell'intenzionalità dell'educatore. Ultimo punto, quello che certamente non entrerà nel campo a prendere il massimo dei voti, è l'improvvisazione e un qualcosa che è ritornata in percentuale elevatissima si aggira dal 56% 58% è rivela con tristezza l'imagine di un associazione chiusa in se stessa di una presentazione del metodo fine a se stesso, la presupponenza, la professionalità, o un professionalismo ? e noiosi sessioni , rilassamento e poco stile, realismo ed arroganza. Concludendo vogliamo sapere se in qualche modo siate riusciti a rispondervi agli interrogativi che vi eravate posti solo cosi di sfuggita, che poi lo stile viene dalla somma dalla sintesi del ritmo che si crea nel campo col clima. Quindi lo stile è qualcosa che induciamo noi, se noi usiamo un ritmo rilassato e un clima di tensione ci sarà uno stile non efficace. Quindi ricordarsi che lo stile del campo lo induciamo noi personalmente.

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