| DIOCESI di CASSANO all'JONIO MEMORIA DI PALERMO |
Anch'io scriverò del Convegno Ecclesiale da poco conclusosi in quel di Palermo: i fatti, le impressioni, le sensazioni che ci ha portato nel celebrare il Vangelo della Carità e di alcune indicazioni, che ritengo potranno aiutarci a percorrere il cammino alla sequela di Cristo in maniera più agevole, e sostenere nel trovare la Stella Polare: il nodo divino che lega le cose con più facilità. Cercheremo altresì di cogliere e di fruire di alcuni spunti da utilizzare nella dimensione della nostra formazione, nel conforto della nostra missione, nell'aiuto alla nostra testimonianza della Carità e nella ricerca dell'Unità nel nostro Pastore. Con un atto penitenziale, pregando in silenzio per le strade di una Palermo distratta dagli affanni quotidiani siamo lì convenuti dietro il Segno della Croce a voler testimoniare la presenza dei Discepoli del Risorto ( i nostri Vescovi e noi dietro a loro ) nelle strade della storia degli uomini uniti in Lui, in una città martoriata dal male, ma ricca di un grande bene silenzioso che i media oscurano e giammai presentata nei suoi aspetti migliori: tanta gente che vive la propria fede autentica nel Crocefisso e nel Risorto, pensate che più di cinquecento persone ci hanno messo a nostro agio, servito e accudito con immediatezza e semplicità ma soprattutto con gioia. Mi viene qui in mente una storiella di un uomo che entra in negozio di lampadari e poco dopo vede sopraggiungere un esagitato che con un bastone comincia a rompere tutto ciò che gli si para innanzi; subito tutti i passanti e curiosi al rumore si affollano finché un coraggioso agente, collaborato da alcuni volenterosi, lo immobilizza. Nel mentre un vecchietto, sopraggiunto, comincia nel silenzio a riparare con un buon attaccatutto i vari cocci rotti. La gente che prima faceva ressa, a poco la volta va via tutta ed il vecchietto rimane solo e continua a riparare i cocci. Certamente è più facile cogliere quanto fa rumore e divide, ed è molto più difficile percepire quanto unisce. Sicuramente da Palermo siamo tornati confermati nella fede, che è la fede della Chiesa, di una Chiesa viva, fresca, briosa, gioiosa, unita, ricca di comunione, di riflessione, di preghiera a fronte di quell'aria di stanchezza, di scoraggiamento, di delusione che talora si respira nei nostri ambienti. Certo l'evento Palermo è stato prima un dono dello Spirito, che dicevo sentivo aleggiare tra i delegati, in quella dolcezza di relazione sempre soffusa in tutti e dopo ricerca di credenti di nuove forme di partecipazione. Il popolo di Dio in cammino, una chiesa che lavora, che discute, che si pone i problemi, che non ha reticenze, la cui unità è stata sottolineata dal Cardinale Ruini nella relazione finale insieme ad altre due caratteristiche: l'impegno di andare in profondità e la richiesta insistente di spiritualità; abbiamo così sperimentato un profondo senso di unità non monolitica, ma che sa confrontarsi con l'altro, dentro l'imperfezione del tempo. Due simboli hanno dato il senso del Convegno Ecclesiale di Palermo: nella preghiera di apertura è stato offerto ai partecipanti un pezzo di pane, poi scambiato reciprocamente in segno di comunione fraterna. Alla preghiera conclusiva è stata donata a tutti una lucerna di ceramica, prima scambiata l'un l'altro, accesa al cero pasquale e levata in alto dai 2.500 convegnisti durante la proclamazione del Vangelo. Significando che la via della croce, dell'amore e del servizio e non quella del potere, del godere o del successo ( vedi le tentazioni di nostro Signore, che sono la negazione dell'amare Dio con tutta l'anima, il cuore e la mente ) è la via della salvezza, non producendo ricette per pastorale o risolvendo problema alcuno. Il pane della carità, ricevuto da Dio è condiviso con i fratelli, e la luce del Vangelo sintetizzano e racchiudono il significato del convegno di Palermo. Questi due segni dobbiamo raccogliere e tesaurizzare per portare e donare a chi ci è più prossimo luce e pane: Cristo Verità e Cristo Parola in uno spirito di servizio sincero e gioioso. Il Vangelo della Carità, non mero attivismo o efficienza umana, può essere la sola risposta alle attese profonde e alle speranze inespresse di una società complessa e secolarizzata: è Gesù stesso morto e risorto, a noi donato e comunicato la risposta da dare al mondo con tutta la nostra vita. Solo così possiamo dire Dio. Inizialmente, nella relazione introduttiva il Card. Saldarini evidenziava questa idea forza: la speranza del nostro tempo sta nel coniugare la carità divina e la società umana; la carità intesa non come fare per gli altri, ma come chiamata alla santità - siate santi perché Io sono santo . Solo così possiamo percepire subito quanto la dimensione "verticale" della carità è il punto di partenza per ogni impegno personale, di gruppo, sociale per costruire una cultura che dica Dio e realizzi la gloria di Dio. E' la preghiera fervida, che parte dall'ascolto approfondito della Parola di Dio, dalla riflessione teologica, e non facili devozionalismi o esperienze religiose intimistiche vissute all'interno di gruppi chiusi, quella che permette alla Chiesa di " accompagnare " l'umanità e ci fa capire come vivere la Fede nella cultura, nella politica, nelle famiglie, tra i poveri e in mezzo ai giovani. Quindi necessita una preghiera più essenziale, biblica, robusta, legata al progetto salvifico di Cristo e segnata in modo indelebile in tutte le pagine della scrittura che interpella la mia vita quotidiana come pane quotidiano. Così in un mondo di parole, dove l'eccesso è diventato la regola, si ritrova il gusto di impegnare la mente dietro parole umane che hanno il sapore del divino, perché portano la Parola per eccellenza, che a sua volta necessita di spazi di silenzio e di riflessione ove poter risuonare temprare e verificare la vita. Ognuno di noi quando può utilizzi il silenzio come metodo di introduzione all'ascolto e di riflessione della Parola di Dio da proporre al centro della Preghiera. Il cristiano deve assaporare la terra e gustare il cielo e non disprezzare l'uno o l'altra: deve inoltre fare quello che il piccolo principe di A. di Saint Excupery dice mancare agli uomini: mettere delle radici ! E' l'immagine delle radici, certamente presa a prestito da Chiara Lubich, che suor Anna Maria Canopi, badessa benedettina, ha usato per descrivere la preghiera dei monaci: alimento nascosto eppure vivo di una pianta. Pensiamo ancora a quella silenziosa continua preghiera della mamme del mondo. Senza la preghiera la vita non ha gusto, l'amore non ha sapore. La nostra preghiera deve diventare condimento di quanti ci attorniano e ci incontrano, perché percepiscano che la nostra vita è una preghiera, che noi siamo parte di Cristo Orante. Seguiva la meditazione biblica del libro dell'Apocalisse, curata da teologi di ambo i sessi ed i lavori di gruppo, che hanno provveduto a focalizzare gli interrogativi di fondo e dare le prime risposte, volendo con ciò pensare al futuro. Occorre sempre partire dalla Parola di Dio, che rimane il primo criterio per impostare il discernimento, che sola ci garantisce le coordinate esatte della vita. Siamo consapevoli che era il dono dello Spirito a dare quell'input di chiarezza, di determinazione e di coraggio, lo stesso che da sempre contraddistingue l'azione della Chiesa nel suo cammino lungo la storia. Quello stesso Spirito, che come ha affermato il Santo Padre ha dato origine alla nuova primavera della chiesa con il Vaticano II° e, come vento forte, ha impresso impulso alla barca che è la Chiesa, quello che ancora ci deve aiutare a riscoprire la grande ed urgente attualità dei documenti conciliari. Emergono così da Palermo due priorità: di medio e breve periodo: un progetto culturale e la creazione di strutture di discernimento, di elaborazione e di proposta a tutti i livelli diocesani, regionali e nazionali, ma non decisioni le quali spettano alla CEI ed ai Vescovi nell'ambito delle singole Diocesi. E' cresciuta la Speranza e la certezza di poter contare su un laicato più maturo, che ha invocato una spiritualità nuova e che il Card. Ruini invitava "moderna e pasquale" caratterizzata dall'impegno nel mondo e dalla simpatia per il mondo, come via di santificazione. " cos'è l'amore ? " " l'assenza totale di paura " disse il maestro " E cos'è che temiamo ? " " L'Amore " , rispose il maestro. "Cultura è la molteplicità delle espressioni incarnate attraverso cui si esprime l'intuizione del senso della vita di una comunità e all'interno della quale matura quella della persona. Pertanto, la capacità e la qualità d'essere segno e proposta di una cultura condivisa e condivisibile, ricca di memoria, aperta alla profezia, mordente sulla realtà, è, per una Chiesa, criterio e misura della sua fedeltà a Dio e all'uomo nella luce di Gesù Cristo." ( Cris. P. Coda ) "Se la comunione con Dio è la fonte e il segreto dell'efficacia e dell'evangelizzazione, la cultura è un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l'uomo. Perciò mi compiaccio per la scelta compiuta dalla CEI di dedicare attenzione prioritaria ai rapporti tra fede e cultura, attraverso la messa in opera di un progetto o prospettiva culturale orientati in senso cristiano [ ... ] E' questa la sfida più importante e più difficile che deve affrontare chi vuole incarnare il Vangelo nell'odierna cultura e società: far comprendere cioè che le esigenze della verità e della moralità non umiliano e non annullano la nostra libertà, ma al contrario le permettono di crescere e la liberano dalle minacce che essa porta dentro di sé" ( Giovanni Paolo II ). " Tra i nodi problematici, riguardo al progetto culturale, ai quali il convegno ha dato, almeno in linea generale una risposta precisa, emerge quello del rapporto con la modernità e, come si suol dire, con la post-modernità . Ci è chiesto cioè di stare dentro con amore nel nostro tempo, alla nazione e alla civiltà cui apparteniamo, di apprezzare quella storia della libertà che in esse va avanti, pur tra mille contraddizioni. E ci è chiesto di farlo non indebolendo la nostra identità, ma al contrario a partire da essa e in forza di essa; in forza cioè della missione di salvezza che Dio in Cristo e nello Spirito sviluppa nel tempo attraverso la Chiesa. Ciò significa in concreto impegnarsi a fondo e senza timidezze perché in Italia, in un Paese cioè dove sono particolarmente profonde e tuttora vive le radici cristiane, la fede possa dare il suo contributo, possibilmente significativo anche per altre nazioni, al superamento di quegli intoppi e di quelle tendenze talvolta autodistruttive che rendono così problematico, sotto il profilo morale e autenticamente umano, il cammino della modernità e che inducono qualcuno a mettere in dubbio le sue più preziose acquisizioni " ( card. Camillo Ruini ). Questa tensione progettuale all'incarnazione storica del Vangelo della Carità muove la richiesta di risposta alle domande di senso che sale dal Paese e la Chiesa avverte l'urgenza del farsi cultura della carità nell'offrire CRISTO l'unica certezza che è il senso vero ultimo e profondo della vita., "Questo Vangelo della carità esige epperò una Chiesa estroversa e profetica ", in quanto " non è più il tempo della conservazione dell'esistente " , bensì quello "della missione ". " I laici cercheranno in tutti i modi di rispondere all'invito loro rivolto, per essere all'altezza del loro compito. Ma hanno anch'essi una richiesta da fare al clero e ai Vescovi: non abbiate paura dei laici ! Sentiteli davvero come parte della Chiesa. Affidate loro compiti non soltanto marginali "( Prof. Franco Garelli ). Così emergono le proposte: da costituire luoghi/laboratori permanenti atti ad attivare percorsi unitari di promozione culturale, previa analisi e che diano soluzione a problemi emergenti; incoraggiamento della sinergia tra le risorse molteplici di ispirazione cristiana; attivazione di concreti itinerari di formazione per adulti; attenzione alle tematiche educative e formative a tutti i livelli; parità reale tra scuole pubbliche e private; favorire lo scambio tra le Università pontificie e civili; favorire l'istituzione di una Università cattolica nel sud d'Italia. Ancora investire nell'educazione alla comunicazione sociale; attivare nelle Diocesi un Ufficio della comunicazione sociale e costituire un movimento di operatori nel settore; si chiede sinergia dei media cattolici; sostenere un modello di sviluppo dei media autenticamente pluralistico anche con proposte di legge; un' Assemblea generale della CEI da dedicare al tema delle comunicazioni sociali. Così Palermo è servito a indicare " alla Chiesa italiana un itinerario di progressiva chiarificazione del compito della cultura, in primo luogo intesa come verifica di vita e di pensiero nella fede al centro vitale della carità che diventa sempre più misura di una fede adulta, fondamento dell'annuncio, paradigma del dialogo, condizione necessaria per promuovere orientamenti e attitudini votati alle verità".
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